RUN DELLE DOLOMITI BELLUNESI

18 giugno 2016

Chi va con “I SANTI”, il ciel l’aiuta.

Un famoso detto popolare pronuncia: “gente allegra, il ciel l’aiuta”, ma dopo i due giorni appena trascorsi mi sia concessa anche questa piccola variabile, che comunque non travisa, ma anzi ne amplifica il significato. Rare volte infatti ho potuto gustare il sapore di un evento così a fondo.

Un Run delle Dolomiti dove l’unica costante è l’imprevedibilità, del meteo soprattutto. Mesi di organizzazione, dove Vittorio Veneto diventa il campo base per la scalata alle Dolomiti Venete e Friulane, in un anello magico e impegnativo che racconta storie straordinarie, di guerre mondiali, di tragedie moderne come il Vajont e di gente ordinata e schiva, che magicamente ci accolglie a braccia aperte. Gli infaticabili Sherpa di questa missione sono pochi uomini, ma fondamentali, alla testa dei quali si pone Silvano, guida affidabile e insostituibile, che con pochi cenni e ancor meno parole riesce a gestire straordinariamente la vivace e dinamica “pattuglia acrobatica” che vigila sulla sicurezza de I Santi.

La antica Piazza di Serravalle ci accoglie elegante e raffinata, per un benvenuto tipico trevigiano, tra prosecco, sardine fritte e le straordinarie ragazze di Paola, che ci rifocillano prima della lunga salita verso Pian Cansiglio, attraverso la storica “strada dei carbonai” che si inerpica audace dentro una splendida foresta. Madre Natura ci vuole bene, ci accompagna solare, luminosa e regala un cielo straordinario che esalta le mille tonalità di un verde che solo la montagna può regalare. Gli occhi si riempiono di colori, il naso di profumi e l’aria è tiepida, pulita e limpida come rare volte accade. La discesa è morbida, tranquilla come le colline coneglianesi che ci riportano in Hotel per una meritata e rigenerante pausa.

Una buona partenza, un bel segnale che ci accompagna per oltre novanta chilometri di piccole strade e sentieri, che speriamo essere l’aperitivo per la domenica. L’emozione è grande, le sensazioni positive ed il gruppo, entusiasta, prende coraggio tanto da pensare quello che alcuni hanno anche l’ardire di pronunciare: “domenica, contro ogni previsione, il meteo sarà propizio!” Finalmente Morfeo ci accoglie tra le sue braccia dopo una bellissima serata, “la più bella della mia vita” dirà Zoe… e sono le stelle di un cielo pulitissimo a rimboccarci le coperte, ormai l’entusiasmo è altissimo, domani si sale verso il cielo.

Il risveglio spegne qualche sorriso, le stelle hanno lasciato lo spazio ad un coperta grigia e fredda, raffiche fastidiose di vento scendono dal Fadalto, che rappresenta la nostra rampa di lancio, ma non ci spaventiamo, il nostro timoniere dice di partire e allora si parte. Sella Fadalto, Santa Croce del lago, Cadola, Longarone, dove velocemente un occhiata si sposta sullo scheletro della tragica diga, e poi ancora Castellavazzo, Pieve di Cadore, Calalzo, Domegge, Lozzo di Cadore, dove già si comincia a sentire il freddo che punge, ma lei, la Pioggia, si fa guardare da lontano, ci sta avvisando, ma ci lascia andare, ci risparmia, quasi voglia portarci ancora più in alto. Noi la seguiamo rispettosi, ma sereni e saliamo ancora fino a Sella Campigotto, poi Sella di Razzo e finalmente Sauris, un piccolo e straordinario paese, patria di birra e specialità alimentari apprezzate in tutto il mondo, che decidiamo di gustare in loco, affacciati sul lago di Maina, in una cornice naturale impossibile da descrivere a parole, tanta è la bellezza. Ripagati da tutto questo riprendiamo le moto, ci aspettano il Passo del Pura e il Passo Mauria per tornare verso la pianura, ma le attenzioni e gli occhi si rivolgono sempre più spesso verso l’alto per controllare Lei, la Pioggia, che ha deciso di mandarci segnali più importanti, ci anticipa, ci pulisce la strada, ma ancora non ci colpisce, aspetta ancora un po’, aspetta probabilmente di portarci al sicuro, su strade diritte e facili da gestire, perché lei vuole bene a “I Santi”.

Ed è così che in prossimità della autostrada si fa sentire, ma è leggera, facile da gestire, quasi un ciao, un doveroso arrivederci, un educata e discreta apparizione dopo averci accompagnato per 200 km di montagne.
E ci salutiamo anche noi, un abbraccio, un arrivederci, una stretta di mano e le ruote, quelle ruote che si erano seguite per tanto, prendono direzioni differenti.

Io scelgo di continuare attraverso le colline, la guida si fa più lenta, più tranquilla e tornando a casa, guardo lo specchietto retrovisore, dove mi appare un arcobaleno meraviglioso, che incornicia proprio quei monti da cui siamo appena scesi.
Mi illumino il volto di un sorriso, che condivido con l’unica altra moto rimasta com me per questo tratto di asfalto e penso: “proprio vero.

Chi va co “I Santi”, il ciel lo aiuta!

Carlo Brusadin

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